Acquisizioni, la corsa a Nordest. Fondi sempre più protagonisti.

Liquidità e target appetibili: operazioni in crescita. Anche in uscita dal Triveneto.

Dopo la pandemia nel Nordest riparte la corsa alle acquisizioni.
Un ruolo centrale è quello dei fondi d’investimento che mettono a segno quasi la metà delle operazioni totali. Il tutto frutto di una liquidità mai vista prima (il Financial Times ha calcolato un valore mondiale di operazioni intorno a 425 miliardi di euro), facendo leva su una disponibilità a vendere da parte delle aziende colpite dalla pandemia o senza soluzioni nel passaggio generazionale ma anche quelle in salute spinte dai prezzi molto alti.

Il quadro della situazione è stato elaborato da Adacta Advisory analizzando le principali operazioni di fusione e acquisizione registrate nel Triveneto nel primo semestre del 2021.
Un’analisi che mostra una certa accelerazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Sono state infatti 52 le operazioni rispetto alle 48 del 2020.
Risulta invece una leggera diminuzione, 26 contro 30, le quote di aziende trivenete acquistate da fuori (in particolare la casa vinicola Botter finita al fondo clessidra, Deroma andata al fondo Njord e il 33% di Selle Royal a Wise sgr), con la quota estera in diminuzione, 10 rispetto alle 30 dell’anno scorso.
Dall’analisi effettuata si evidenza un’accelerata delle acquisizioni da aziende del territorio 26 nel primo semestre contro le 18 di un anno fa.

Protagonismo inoltre dei fondi di investimento, a cui sono attribuibili 27 operazioni, oltre la metà del totale, che stanno lavorando in modo sistematico per consolidare settori come l’alimentare, l’arredamento e la meccanica, acquisendo aziende e trasformandole in piattaforme di aggregazione.

Afferma Paolo Masotti AD di Adacta Advisory:” Ci sono liquidità e progetti industriali seri per consolidare player internazionali. Oltre cinquanta operazioni in un semestre sono tante e 18 fuori il territorio del triveneto, lo stesso numero del 2020.” L’obiettivo dei player internazionali restano le aziende migliori, quelle candidate a crescere.
E continua Masotti:” Quando le cifre sono molto alte la vendita è comprensibile. E permette comunque di far entrare ricchezza finanziaria in regione, che andrà reinvestita; in più aziende d’eccellenza vengono mantenute come entità definite, difficilmente finiscono altrove. Il vero problema, nel caso Nordest, sono le aziende di piccola taglia, poco visibili e valutate poco. Ma anche qui non mancano imprenditori intelligenti che hanno compreso la necessità di aggregarsi e superare soglie dimensionali critiche.”

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