Adacta servizi M&A

Adacta Advisory advisor finanziario nella cessione di Laserjet ad Aussafer e 21 Invest

Un team guidato da Paolo Masotti nella cessione del gruppo attivo nella lavorazione dell’acciaio al fondo di PE guidato da Alessandro Benetton

Adacta Advisory advisor finanziario nella cessione di Laserjet ad Aussafer e 21 Invest

È stata formalizzata in questi giorni l’acquisizione di Laserjet spa, storica realtà attiva da oltre 40 anni nella lavorazione dell’acciaio, da parte di Aussafer Due s.r.l., leader nel settore della lavorazione dei metalli entrata da dicembre 2020 nel portafoglio di 21 Invest.

Aussafer, con sede a San Giorgio di Nogaro in provincia di Udine, può vantare il reparto di taglio laser più grande d’Italia e reparti strutturati di punzonatura, pressopiegatura e pannellatura per applicazioni in svariati settori industriali.

Laserjet, con sede a Poiana Maggiore in provincia di Vicenza, è in grado di seguire il cliente dal co-design fino alla realizzazione del prodotto finito, grazie alle competenze acquisite nel tempo sulle lavorazioni di saldatura particolarmente complesse e avvalendosi di impianti innovativi e ad alto valore tecnologico. La famiglia Fraron manterrà una quota del capitale di Laserjet e parteciperà alla prossima fase di sviluppo industriale, con Katuscia Fraron che assumerà il ruolo di AD di Laserjet.

Il know how di entrambe le realtà, darà vita al gruppo più importante a livello nazionale con un fatturato atteso di 100 milioni di euro nel 2022 e 400 dipendenti.

Laserjet e la famiglia Fraron sono stati seguiti in ogni fase del processo da Adacta Advisory con un team composto da Paolo Masotti, Alberto Ferracina e Roberto Masiero.

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Adacta al fianco di Bertoncello nell’acquisizione di Reggiana Gourmet

Adacta supporta Bertoncello nell’acquisizione del 100% di Reggiana Gourmet, al fine di rafforzare il posizionamento delle due aziende nel mercato italiano del settore degli gnocchi e della pasta fresca.
L’operazione permetterà di aumentare il portafoglio dei prodotti rispondendo alle esigenze delle più importanti catene di GDO italiane ed estere.

Adacta ha assistito gli aspetti legali e societari dell’operazione con un team guidato da Riccardo Carraro, Nicola Sella e Alberta Lazzari.
La Due Diligence finanziaria è stata eseguita da Adacta Advisory con Francis De Zanche, Alberto Ferracina e Alessandra Nicastro mentre la parte fiscale da Giulia Gionfriddo.

L’operazione, che segue l’acquisizione di Carlo Crivellin S.r.l., sempre seguita da Adacta attiva nella produzione di gnocchi e pasta fresca, tradizionali e gluten free, da parte di Bertoncello di marzo 2021 permetterà di creare un gruppo unico in Italia leader nel segmento della pasta fresca attivo sia nei prodotti a marchio che nel private label.

Adacta, con questa operazione, mantiene il suo posizionamento di player di riferimento a supporto di operatori finanziari ed imprenditori nelle operazioni di M&A nel Nord-Est.

Le aziende del gruppo potranno così beneficare di importanti sinergie commerciali e produttive per rafforzare il proprio posizionamento in Italia e sviluppare ulteriormente i mercati esteri. Grazie a questa partnership, Reggiana avvierà a breve un nuovo stabilimento di oltre 6.000 mq ubicato a Parma, dove saranno concentrate le attività produttive aziendali. L’importante investimento, che porterà l’azienda ad eccellere anche in chiave di performance ESG, aumenterà significativamente la capacità produttiva del gruppo.

Con l’acquisizione di Reggiana, Bertoncello raggiunge un fatturato consolidato di oltre 35 milioni di euro e continua il percorso di crescita e di internazionalizzazione avviato con l’ingresso di Alcedo a luglio 2020.

Adacta aiuta gli imprenditori nella crescita per linee esterne: leggi di più

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Palladio Group sigla la partnership con Palladio Consulting

Palladio Group S.p.A., azienda tra le più affermate in Europa nel settore del packaging secondario per l’industria farmaceutica, ha stipulato un accordo di partnership con Palladio Consulting S.r.l., società di ingegneria, consulenza e formazione specializzata nella progettazione di costruzioni civili e industriali per il settore farmaceutico, che prevede un’operazione di co-investimento nello sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali nel settore Life Science.

L’accordo ha l’obiettivo di rafforzare la propria posizione sui mercati internazionali e definire insieme un nuovo livello di servizi per i propri clienti. Una partnership strategica tra due società che condividono gli stessi valori e una meticolosa attenzione nei confronti degli stakeholder.

Adacta ha assistito Palladio Group S.p.A. nell’operazione con un team composto da Tommaso Vio, Riccardo Carraro e Giuseppe Valerio, mentre Palladio Consulting S.r.l. è stata assistita dallo studio legale Mazzeo-Bellini & Partners con un team composto da Giuseppe Acheampong e Mario Francescon e dalla dottoressa Elena Bevilacqua dello studio 2BE.

Adacta assiste Luigi Rossi Luciani Sapa nell’acquisto di una partecipazione di maggioranza di Sorgente Valcimoliana Srl

Luigi Rossi Luciani Sapa (LRL)  è stata assistita da Adacta Advisory e Adacta Tax & Legal, con un team guidato da Francis De Zanche, Roberto Masiero e Giulia Gionfriddo, che si sono occupati delle Due Diligence finanziaria, di business e fiscale,  mentre per la parte legale dallo studio Gianni & Origoni con Marco Malipiero e Giovanna Murador.
LRL family office della famiglia Rossi Luciani, ha acquisito una partecipazione di maggioranza di Sorgente Valcimoliana Srl, società che imbottiglia e commercializza l’acqua minerale Dolomia, destinata prevalentemente al settore Ho.Re.Ca. in Italia e all’estero , nonché ai principali canali della grande distribuzione.
L’operazione è stata perfezionata attraverso l’ingresso diretto nel capitale di Sorgente Valcimoliana di LRL, alla quale si affianca, nel ruolo di co-investitore, anche Comintex Sas, società dell’imprenditore padovano Giovanni Cilenti. Gilberto Zaina, uno dei soci fondatori della società, manterrà invece una quota all’interno della compagine societaria, continuando inoltre a rivestire il ruolo di Amministratore delegato.

Adacta in coordinamento con lo studio Bonelli hanno assistito Maticmind nell’acquisizione di una partecipazione di controllo in SIND S.p.A., azienda leader nella cybersecurity

Giulia Gionfriddo partner di Adacta in collaborazione con BonelliErede hanno assistito Maticmind, che figura tra i principali IT System Integrator italiani, nell’acquisizione del 55% di SIND S.p.A., realtà leader nel campo della cybersecurity e nella ingegnerizzazione e implementazione di sistemi biometrici per l’identificazione in automatico di persone e cose basati su algoritmi di intelligenza artificiale.

L’operazione conferma la volontà di crescita e sviluppo del gruppo Maticmind, che mira sempre più ad ampliare il proprio mercato inserendo nel suo portfolio soluzioni proprietarie e competenze di eccellenza, sviluppate completamente in Italia. Attraverso il controllo di SIND S.p.A., infatti, Maticmind potrà offrire strumenti innovativi in grado di soddisfare le crescenti esigenze del mercato in termini di enforcement della sicurezza delle identità fisiche e digitali, rafforzando la propria leadership nel settore della security.

BonelliErede ha assistito Maticmind con un team guidato dall’of counsel Roberto Cera e composto dall’associate Silvia Rometti e da Szilvia Petrik e Bianca Grisostomi Travaglini per gli aspetti corporate, e dal partner Luca Perfetti, dall’associate Andrea Gemmi e da Giuseppe Catanzaro per i profili golden power.

Lo Studio MTBA, nella persona del partner Fabrizio Visconti, ha curato per gli aspetti fiscali e contabili dell’operazione; Mediolanum Investment Banking, per gli aspetti finanziari dell’operazione; e KPMG.

IMPRESE: DELTA PLUS GROUP ACQUISTA L’ITALIANA MASPICA SPA (SIXTON)

Adacta ha assistito i venditori nell’operazione con Delta Plus Group

Giuseppe Lupi e Riccardo Carraro, partners di Adacta, hanno assistito gli azionisti di Maspica S.p.A come Legal Advisor nella vendita del 100% del capitale a Delta Plus Group.
Maspica S.p.A è creatrice e proprietaria del marchio Sixton Peak®. L’azienda di Casalserugo (Padova) con sito produttivo anche in Albania, rinomata a livello europeo, è un’eccellenza nell’industria italiana dei dispositivi di protezione individuale, specificatamente nella manifattura di calzature tecniche iniettate destinate a varie tipologie di lavoro, edilizia e carpenteria, alimentare e logistica, metalmeccanica, agricoltura e igiene, ambienti freddi e caldi.
Tommaso Maretto dello Studio dott. Tommaso Maretto ha seguito Tax e due diligence.
Tonucci & Partners ha assistito Delta Plus Group nell’acquisizione del 100% del capitale di Maspica S.p.A. (Sixton) con un team guidato dal partner Andrea Marchetti, con il supporto dell’associate Valentina Ladislao, e dal partner Artur Aslani, con i senior associate Ervin Bano e Sajmir Dautaj, per gli aspetti dell’operazione che hanno coinvolto l’Albania.
Azienda francese quotata all’Euronext di Parigi, Delta Plus Group è leader mondiale nella manifattura e distribuzione di materiale per la protezione individuale sul lavoro. Realtà da oltre 40 anni attiva sul mercato, copre più di 110 paesi con 13 siti di produzione con 45 filiali di distribuzione.

La corsa ad aprire il capitale

Stevanato Group è una delle principali quotazioni di un’azienda italiana a Wall Street.
Ma il Triveneto è sempre più sotto i riflettori di diverse operazioni straordinarie, segnando un vero record (Fonte Aifi, dal suo osservatorio del 2021).

«Per quanto riguarda gli strumenti alternativi di reperimento di equity in Triveneto, si evidenziano tre passaggi: venture capital, private equity e public equity», spiega Paolo Masotti, amministratore delegato di Adacta Advisory, che ha curato un’indagine sulla finanza alternativa in esclusiva per Nordest Economia.

Adacta ha stimato che le 650 startup trivenete partecipate da corporate venture capital (11% del totale) abbiano ottenuto capitali sotto forma di partecipazione al capitale di rischio (equity) per circa 100 milioni nel 2020, con un ticket medio di 150 mila euro. Per quanto riguarda i fondi di private equity che hanno investito in società trivenete non start up negli ultimi tre anni, si contano 70 operazioni, ma la gran parte di queste è condotta non come aumento di capitale e apporta più competenza, know-how e managerialità (che si traduce in capitale umano) che finanza.

Venendo alle public equity, «lo scenario è interessante – afferma Masotti – anche se i numeri sono contenuti: le società presenti nel Nordest sono 36, principalmente nel settore manufacturing. Le Ipo degli ultimi tre anni sono state 12: se si esclude Stevanato, si tratta dunque di undici operazioni che complessivamente hanno raccolto 70 milioni di euro. Da ciò ne consegue sia un mercato che si può spingere ancora molto: la Borsa oggi è attrattiva per aziende che hanno dimensioni piccole e che raccolgono ticket abbastanza contenuti, escludendo il caso di Labomar che è stata un’operazione di spessore». «Interessante, come prospettiva di respiro, – continua Masotti – è il tema del programma Elite per avvicinare le aziende alla Borsa».

Nel Triveneto, afferma Adacta, le imprese iscritte ad Elite nel pre-pandemia erano 90 che sono diventate 150 a fine 2021. «Sono numeri contenuti e con un sizing abbastanza modesto se rapportati a un mercato di circa 4.000 aziende con volume d’affari superiore ai 20 milioni di euro in cui le quotabili sono numerosissime (oltre 1000). Ma allo stesso tempo è un dato interessante perché predittore di un certo dinamismo. Inoltre c’è da sottolineare che le imprese trivenete passate dal programma Elite sono poi passate in Ipo». Nello specifico Elite è stata l’anticamera di aziende come Masi Agricola, Somec, Aquafil e Labomar.

Il secondo focus dell’indagine riguarda gli strumenti alternativi di reperimento di debito in Triveneto.
La posizione finanziaria netta delle imprese del Nordest è stabile tra il 2018 e il 2020

Quaranta emittenti rappresentano il 63% in valore dei titoli di debito emessi. «Il focus dell’indagine – spiega Daniele Trevisan, partner di Adacta Advisory – è sui titoli di debito non bancari. Si tratta di un mercato ancora di dimensioni ridotte, che rappresenta il 6% dell’indebitamento complessivo: le imprese familiari accedono a sizing piuttosto contenuti rispetto alle quotate o a imprese partecipate da un fondo, che accedono a questi strumenti – generalmente più complessi e costosi – in maniera più sensibile e dinamica. C’è quindi ancora ampio spazio per lavorare su questo tipo di strumenti, che hanno un potenziale di sviluppo abbastanza elevato».

Quel fidanzamento tra i piccoli del nord e il private equity

Due incontri pubblici tra imprenditori nordestini e uomini del private equity nel giro di 60 giorni. Organizzati da Assindustria Venetocentro, una sorta di sancta santorum delle Pmi italiane.
Dopo decenni di incomprensioni, liti e successiva (lunga) estraneità siamo alla frequentazione assidua e, soprattutto, alla stipula di decine e decine di contratti e operazioni. Secondo i dati diffusi da Aifi, l’associazione italiana del private equity, nel primo semestre erano state perfezionate 253 operazioni di cui il 72% con aziende sotto i 50 milioni di fatturato. L’investimento complessivo è stato di 4,5 miliardi (+142% rispetto al primo semestre 2020 e +81% a confronto con lo stesso periodo del 2019). In attesa dei dati a consuntivo dell’intero 2021 possiamo già dire che a novembre si era arrivati a 343 deal, cifra mai raggiunta in 20 anni. Il 70% delle operazioni ha avuto come teatro le regioni del Nord e del resto non poteva essere altrimenti. E allora ripartiamo da Treviso per cercare di capire cosa sia cambiato tutto sommato così rapidamente. Da queste parti la contrapposizione con «i milanesi» (ovvero gli uomini del private equity) era stata più vivace e le accuse di essere dei professionisti del mordi-e-fuggi più accese.

Nel dare la sua versione dei fatti Giuseppe Milan, direttore di Assindustria Venetocentro, riavvolge il nastro: «Nel registrare le novità bisogna ricordare come le nostre terre facessero parte di una sorta di ecosistema bancocentrico, le imprese avevano un rapporto diretto con le banche popolari e quindi alla fine non si interessavano di finanza. Pensavano di non averne motivo». È con la Grande Crisi del 2008 che quell’equilibrio si incrina, le popolari vanno sott’acqua e le associazioni cominciano a riunire le Pmi per una sorta di pedagogia della trasparenza dei bilanci e degli indicatori finanziari. Al punto che negli anni successivi, che vanno dal 2013 al 2019, molti Piccoli senza tanti squilli di tromba si sono comunque managerializzati e hanno verticalizzato le loro strutture piatte. «Oggi siamo davanti a un ulteriore step di questa evoluzione, ci siamo lasciati alle spalle certe immagini stereotipate del private equity e, vuoi per crescere vuoi per affrontare i problemi della successione padri-figli, si è aperto un dialogo con i fondi, ma anche con i family office». A rendere possibili queste prove di fidanzamento, secondo Milan, c’è stato un cambiamento non solo da una parte, quella del territorio. «È aumentata l’offerta dei fondi, ma anche il loro approccio e i costi non sono più esorbitanti come prima. L’atmosfera nuova che si respira oggi si è creata così».

Conferma Paolo Masotti, partner della società di consulenza Adacta Advisory basata a Vicenza: «È vero i fondi hanno affinato il loro modello di intervento per adattarlo al contesto nordestino e così da una nostra ricerca sull’agro-alimentare viene fuori che su 50 acquisizioni la metà vedono protagonista il private equity, che entra per creare campioni di filiera e per favorire almeno un raddoppio del fatturato». Masotti cita casi di acclarato successo come Botter e Morato e sostiene, per l’appunto, che i fondi hanno maturato una cultura industriale di territorio che prima non avevano. «Operazioni di questo tipo poi servono anche per far restare italiane aziende che magari verrebbero comprate da fuori e comunque giudico la qualità dei progetti finanziari dagli obiettivi di crescita che si pongono in tappe brevi e se, pur nel giro di qualche anno, si prefiggono o meno di andare in Borsa».

Come le imprese del Nordest hanno superato il post-pandemia

Stando al Performance Company 2021, l’analisi stilata da Adacta Advisory su crescita, profittabilità e patrimonio tra il 2018 e il 2020 su 33.700 aziende del Nordest, le aziende sono uscite dal periodo post-covid non solo maggiormente patrimonializzate, ma anche più liquide e solide.

I ricavi

Il valore complessivo dei ricavi si attesta a 500 miliardi circa, di cui 285 nel solo Nordest, con un indebitamento, in lieve calo rispetto al 2019, di 35,6 miliardi.
Per quanto riguarda invece la liquidità, questa è salita a 35 miliardi contro i 25 pre pandemic ed una redditività complessiva di 24 miliardi di EBITDA, pari quindi all’8,5% dei ricavi.

Un distinguo

Se durante questo periodo da una parte c’è chi è stato in grado di performare, dall’altra c’è chi è stato letteralmente affossato dalla pandemia. È stato il caso del settore del leisure, con perdite nei ricavi nell’ordine del 40%, ma anche del settore manifatturiero che attesta le proprie perdite al 10% con il tessile e l’automotive in primis.

Altri settori – spiega Paolo Masotti, AD di Adacta Advisory – hanno sofferto in maniera ridotta, come l’alimentare, ed altri ancora sono addirittura cresciuti, come l’ICT ed il farmaceutico. GDO ed e-commerce infine hanno visto i propri ricavi crescere rispettivamente del 7,5 e 8%.

Il ruolo del governo

Le manovre governative hanno avuto come effetto una riduzione del costo del personale pari a 3 miliardi, ma soprattutto – sottolinea Masotti – queste manovre hanno permesso di rivalutare gli attivi di 30 miliardi, con un aumento del valore pari al 10% e apparendo così, anche agli occhi delle banche, più solide e forti.

La classifica

La prima provincia per ricavi risulta essere Verona (62 mld. aggregati nel 2020), seguita da Vicenza (41 mld.), Treviso (39 mld.) e Modena (34 mld.).

Terya il gruppo instriale “unico” nato da Gamba Bruno e FutureLab

Nasce il gruppo industriale «unico» TERYA per Gamba Bruno e FutureLab. I due player bergamasco e vicentino della fornitura di software, hardware e servizi, dalla gestione del magazzino distributivo al punto vendita, danno vita a una holding partecipata da entrambe le società, con la regia di Adacta Advisory e Adacta Tax&Legal che hanno supportato le due imprese nel valutare le sinergie derivanti dall’integrazione e nel disegnare i meccanismi di governance della nuova realtà.
Obiettivo di mercato è coprire in modo completo le esigenze dei retailer italiani, aumentare l’innovazione dei servizi in catalogo, aprirsi ai mercati quelli esteri.
Il nuovo Gruppo, che conta oltre 200 dipendenti, 30 mln di fatturato, un patrimonio netto di oltre 7 mln e nessun debito finanziario, nasce da un percorso che lo posiziona sui mercati come il “One stop shop” per il retailer, che per ampiezza di soluzioni in catalogo permette di trovare efficienza operativa e configurazione di nuovi processi per offrire una migliore customer experience.

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