Terzo Settore: cosa cambia con la riforma?

 

La nuova riforma del Terzo Settore riguarda più di 300.000 organizzazioni associative, cooperative e di volontariato e coinvolge più di 6 milioni di cittadini che dedicano tempo all’impegno volontario. Attraverso norme di sostegno fiscale e di sviluppo di progetti innovativi, la riforma vuole dare impulso alla crescita di un Terzo Settore trasparente ed efficace.

La riforma del terzo settore apre una fase di grandi cambiamenti per il mondo del terzo settore sia dal punto di vista civilistico che fiscale con conseguenze in termini di maggiori adempimenti e responsabilità ma prima ancora di un maggior protagonismo del non profit nella vita economico sociale del nostro Paese.  

La riforma del terzo settore riordina e rivede una disciplina stratificatasi nel tempo attraverso una mole di provvedimenti non sempre coordinati tra loro. Essa ruota attorno al Codice del Terzo Settore e alla nuova Impresa sociale che definiscono così il Terzo Settore (ETS), e tracciano il perimetro di questo variegato e multiforme universo cui si applicheranno le seguenti più significative novità:

  • L’istituzione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), gestito su base regionale, che favorisce la trasparenza per tutti gli stakeholders di riferimento e assimilabile, nella sostanza, al Registro Imprese previsto per il settore profit;
  • Una struttura dei bilanci finalmente uniforme sia come modello che come principi di redazione. Il bilancio annuale deve essere depositato presso il RUNTS.
  • Specifiche regole sulla governance degli ETS al fine di meglio armonizzare struttura organizzativa e finalità perseguite. Esse possono essere così raggruppate:
    • Autonomia, professionalità e responsabilità: viene mantenuto un elevato grado di autonomia statutaria, cui corrispondono norme che mirano ad accrescere il tasso di professionalità di chi opera all’interno degli ETS e un’estensione delle norma sulla responsabilità previste dal codice civile per le società;
    • Amministrazione per organi;
    • Trasparenza: diventa obbligatorio redigere e depositare il bilancio di esercizio e, a determinate condizioni, il bilancio sociale, di tenere determinati libri sociali, nonché il registro dei volontari non occasionali;
    • Coinvolgimento e partecipazione di utenti e lavoratori;
    • Controlli esterni: viene, in generale, affidato all’Ufficio del RUNTS territorialmente competente. Per le imprese sociali il controllo esterno è affidato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
  • Un regime fiscale innovativo: di particolare rilievo la nuova definizione di ente commerciale e non commerciale. 

Per quanto riguarda l’Impresa Sociale la riforma prevede, oltre ad un allargamento dei settori di attività, la possibilità di ripartire, nella misura già prevista per le cooperative, gli utili di gestione, nonché l’introduzione di misure fiscali agevolative per chi investe nel capitale sociale e una defiscalizzazione degli utili interamente reinvestiti nell’attività dell’impresa.