Valorizzazione degli Asset: aspetti critici ed esperienze

 
Impairment test ex OIC 9 e IAS 36

 

L’OIC 9 richiede competenze ed attività che spaziano dallo sviluppo dei flussi finanziari futuri all’applicazione di tecniche valutative. Alcune linee guida per renderle più efficaci.

Nel bilancio di esercizio le immobilizzazioni materiali ed immateriali vengono rilevate nell’attivo e sistematicamente ammortizzate, ma devono essere svalutate se sussistono perdite durevoli di valore. 

L’OIC 9 disciplina la procedura di impairment test. 

L’impaiment test permette di valutare se le immobilizzazioni abbiano subito una perdita durevole di valore; se il valore netto contabile (alla fine dell’esercizio) è superiore al valore recuperabile del bene stesso, scatta l’obbligo civilistico della svalutazione.
Nei casi più complessi, ma anche più frequenti, l’impairment test si basa sul piano prospettico dei flussi di cassa.
L’ISAE 3400, che disciplina l'esame dell'informativa finanziaria prospettica, permette di validare la correttezza del piano e la ragionevolezza delle assunzioni.

La difficoltà oggettiva nell’applicare questa procedura sta nel fatto che si basa su principi internazionali di valutazione che richiedono competenze trasversali, manageriali/aziendalistiche, per definire perimetro e proiezioni dei flussi e tecnico/valutative per applicare correttamente i metodi di valutazione.

Questi metodi presentano inoltre un'elevata sensibilità delle valorizzazioni rispetto a parametri che presentano gradi di incertezza significativi (proiezioni a 3/5 anni, tasso di sconto, terminal value, ..) e possono avere rilevanti impatti sul bilancio.

Considerando la criticità del processo, particolare attenzione va prestata a:

  1. Robustezza nello sviluppo dei flussi finanziari futuri
  2. Sofisticazione adeguata nell’applicazione delle tecniche valutative 
  3. Esperienza ed ampiezza delle competenze dell’advisor

 

1) Robustezza nello sviluppo dei flussi finanziari futuri

La definizione della CGU (Cash Generating Unit) e lo sviluppo del Piano industriale e dei flussi finanziari futuri sono di competenza manageriale e risultano particolarmente critici in quanto identificano il perimetro di costi/ricavi/cashflow e ne definiscono le proiezioni.
Un controllo di gestione strutturato ed un “modeling” analitico delle assunzioni e dei driver del Piano Industriale facilitano la condivisione e l’accettazione di queste variabili. I Piani cosiddetti “Hockey Stick” – ovvero con crescita rapida concentrata sugli ultimi anni di piano a fronte di performance negative negli ultimi anni – difficilmente trovano condivisione a meno che non siano supportati, come detto, da assunzioni analitiche.

 

    

 

 

 

2) Sofisticazione adeguata nell’applicazione delle tecniche valutative 

In questo ambito la scelta e l’applicazione del metodo di valutazione, la definizione del Valore Terminale e l’applicazione del metodo di confronto sono le principali attività necessarie per l’applicazione corretta dei principi di valutazione.
In diversi casi abbiamo notato divergenze di opinione con i team di revisione in quanto riteniamo che il cuore della procedura di Impairment sia rappresentato dal Piano Industriale e dalle prospettive di cashflow futuro.
Ad esempio, l’utilizzo di tassi risk free italiani vs. tedeschi e l’applicazione di “country”/”size”/”liquidity premiums” nella determinazione dei tassi è importante, ma non può assumere un ruolo primario rispetto all’analisi del piano industriale, che è alla base della stima dei flussi di cassa.
Una menzione specifica merita, infine, la determinazione del cosiddetto Valore Terminale o “Terminal Value”, poichè impatta in media per circa l’80% del valore dell’asset.
Riteniamo quindi utile sottoporre a test anche il Valore Terminale utilizzando almeno i due metodi richiamati nella Guida alla Valutazione di Borsa Italiana. Tale valore è troppo importante e determinante per essere frutto di una semplice applicazione di formula matematica in quanto rappresenta il valore dell’asset in caso di dismissione a fine delle proiezioni esplicite del Piano.

 

3) Esperienza e ampiezza delle competenze dell’advisor

Nei casi complessi il management può ritenere necessario il supporto di un advisor esterno. Il ruolo dell’advisor è quello di aiutare il management nel definire correttamente la CGU e i flussi prospettici.
Un advisor efficacie è in grado di indirizzare il management nelle seguenti fasi:

  • identificare i percorsi più corretti nelle opzioni di sviluppo del piano e fornire un supporto critico alle scelte del management
  • sviluppare coerenza nelle ipotesi e nelle proiezioni e fornire il livello di formalismo necessario per dare robustezza allo sviluppo del piano e ai relativi flussi di cassa futuri
  • sostenere con coerenza la dialettica nell’applicazione delle tecniche valutative.

 

Link utili: 

Principio OIC 9
Guida alla valutazione – Borsa Italiana