Triveneto capofila 2020 del mercato M&A

 

Triveneto capofila 2020 del mercato M&A
Il mercato dell’M&A nel 2020 si mantiene brillante nel Triveneto

 

I dati evidenziano un calo nel numero delle transazioni, ma confermano il dinamismo della macroregione sui livelli del 2019
 

Il 2020 resta un annus horribilis per molti settori economici del Triveneto, dal turismo alla moda non si contano i settori duramente impattati dalla situazione contingente e anche i dati delle esportazioni, storico punto di forza della macroregione, risultano in sensibile contrazione.

Nonostante il contesto, il mercato dell’M&A si è tuttavia mantenuto dinamico, soprattutto per quanto concerne le operazioni che hanno riguardato l’acquisizione di un’azienda locale da parte di un soggetto esterno (inbound) o di un’altra azienda del territorio. Complice la forte disponibilità di liquidità sul mercato molte aziende hanno confermato o accelerato il loro percorso di crescita per linee esterne e le tre regioni hanno storicamente espresso target interessanti per chi voleva acquisire. Anche gli operatori di private equity hanno mantenuto un profilo dinamico, lavorando soprattutto su operazioni di add on nei settori in cui erano già presenti, ovvero aggregando nuove realtà a quelle che avevano già in portafoglio. 

La base dati che abbiamo analizzato riportava un totale di 730 operazioni di M&A in Italia nel 2019, di queste il 17% è riferibile al Triveneto nel senso che l’azienda bidder, quella target o entrambe sono ubicate in Veneto, Trentino Alto Adige o Friuli Venezia Giulia. Nel 2020 la stessa fonte riporta 530 operazioni, con una quota riferibile al Triveneto leggermente superiore in termini percentuali. In realtà le acquisizioni di aziende del nord est da parte di soggetti esterni, italiani o stranieri, sono calate di poche unità in termini assoluti e quindi il loro peso relativo è aumentato in modo significativo. Tale leggera contrazione in termini assoluti è tra l’altro compensata dalle operazioni “domestiche”, le acquisizioni tra aziende del Triveneto, che sono addirittura aumentate da 15 a 20. Questo è un ulteriore segnale di dinamismo del territorio anche se va evidenziato il fatto che la metà di queste ultime operazioni ha una matrice finanziaria, ovvero è riconducibile a fondi di private equity e holding o club di investimento. Il segmento in sensibile calo è invece quello delle operazioni outbound, si sono più che dimezzate sia le acquisizioni da parte di soggetti locali di altre aziende italiane fuori dai confini della macroregione, sia le acquisizioni all’estero.  

 

 

Come riportato nei grafici allegati più di tre quarti delle operazioni 2020 sono relative ad acquisizioni di aziende del Triveneto da parte di soggetti industriali o finanziari esteri, Italiani o della stessa macroregione, mentre poco meno di un quarto è rappresentato da operazioni outbound. A conferma di quanto già segnalato, nel 2019 i due cluster pesavano rispettivamente per il 60% e per il 40%.

Volendo entrare nel dettaglio delle operazioni di acquisizione di aziende locali, di natura inbound o “domestica”, troviamo che i settori di maggiore interesse sono quelli dei prodotti di consumo, tra cui spicca l’alimentare, dei prodotti industriali e dell’IT. Il bidder è rappresentato da un soggetto finanziario, tipicamente un fondo di private equity o una holding di investimento, in poco più del 25% dei casi. Tale percentuale sale però in modo significativo se nel calcolo includiamo tutte le aziende acquirenti controllate da un soggetto che ha una natura finanziaria (private equity backed). Con riferimento al paese di origine del bidder nelle operazioni cross border, nella metà dei casi si tratta di un’azienda europea, con una forte presenza dell’area tedesca o francese, ma si sono chiuse anche un numero rilevante di operazioni (sette) dove il soggetto acquirente era nord-americano. 

Per quanto concerne le operazioni outbound non sembra esserci una direttrice geografica prevalente per quanto concerne le operazioni cross border, mentre quelle nazionali sono in larga parte concentrate in Lombardia. I settori dei prodotti industriali, dei prodotti di consumo e dei servizi finanziari appaiono essere quelli di maggior interesse.

Segnaliamo come soggetti particolarmente attivi buy side Morato Pane e Fedrigoni, due aziende industriali con alle spalle un operatore finanziario, che hanno chiuso nell’anno rispettivamente tre e due operazioni di cui, in entrambi i casi, una cross border. Si tratta di aziende molto dinamiche in questa fase, che stanno concentrando risorse su un percorso di crescita per linee esterne e che avevano chiuso delle acquisizioni anche negli anni precedenti. Due operazioni all’estero sono state chiuse nel 2020 anche da Assicurazioni Generali.

Per quanto concerne le acquisizioni di aziende del triveneto riportiamo quelle relative a brand molto noti come Wilier Triestina, Golden Goose, Permasteelisa, rilevate da operatori di private equity stranieri, anche se in alcuni casi si tratta di operazioni di secondario in quanto anche il venditore era un fondo. Nel segmento degli operatori finanziari appaiono molto attivi con acquisizioni sia all’interno dei confini del triveneto che in altre regioni sia Alcedo che Gradiente, due sgr locali focalizzate su operazioni mid market. Sono inoltre in crescita le operazioni chiuse da holding espressione di family office o da club di investimento, si tratta in entrambi i casi di soggetti che stanno acquisendo quote in questo mercato grazie alla capacità di costruire delle operazioni con struttura e durata flessibile e in qualche caso alla facilità di dialogo con parte venditrice grazie alla comune matrice industriale. 

Per concludere il contesto ha creato e continuerà a creare delle opportunità di crescita per linee esterne, chi saprà coglierle riuscirà ad incrementare il proprio volume di business, aprire nuovi mercati, sviluppare sinergie e posizionarsi in modo ottimale nei confronti della concorrenza. Solo le aziende più dinamiche riescono a creare valore per i propri azionisti nel medio termine e il Triveneto storicamente esprime aziende che non hanno un atteggiamento passivo. Un ruolo importante lo giocheranno i “campioni”, le aziende che hanno già intrapreso un percorso di crescita per linee esterne con successo, in quanto rappresentano il modello di riferimento per il sistema. Per fare alcuni nomi pensiamo a Masi, Nice, Stevanato, Diesel, Bauli, Fegrigoni, Fonderie di Montorso, oltre a molti altri.